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La crisi esplosa alla fine del 2008 (segno del declino totale dell’attuale sistema liberal-capitalista) dalla quale è difficile prevedere i tempi per il totale superamento, ha messo a nudo la fragilità dell’economia e dell’assetto sociale del mondo facendo emergere temi e sfide cruciali per il futuro:
- La debolezza della cosiddetta “economia di carta”
- La necessità di rilancio della economia produttiva
- la necessità di superare le crescenti disparità fra sviluppo e sottosviluppo
- La portata strategica delle grandi sfide del futuro: cibo, mutamenti climatici, energia, acqua, salute.
L’agricoltura vive oggi nel nostro paese la più grave crisi degli ultimi decenni.
Nel solo 2009 viene stimato per l’Italia un crollo del reddito in agricoltura pari al 25 %, che va ad aggiungersi alla verticale caduta del reddito delle imprese degli scorsi anni, con la perdita del 18 % dal 2000 al 2007. Il pericolo del declino dell’agricoltura è reale e purtroppo la crisi non è finita ed i suoi effetti non si esauriranno in breve tempo.
E’ la crisi di un sistema!
Cosa ci vorrebbe in campo agricolo per alleviare gli effetti della crisi che ha colpito primi su tutti gli agricoltori italiani?
- Interventi a sostegno della crisi di mercato
- Interventi per favorire e sostenere l’accesso al credito delle imprese agricole
- Ripristino delle risorse del fondo di solidarietà e per le aree colpite dalle calamità
- Proroga delle agevolazioni previdenziali per le aree montane e svantaggiate
- Ripristino delle agevolazioni fiscali per acquisto piccola proprietà contadina. (come un tempo rimpianto con nostalgia)
- Inserimento di dazi doganali per le importazioni di prodotti agroalimentari dall’estero promuovendo l’acquisto di prodotti italiani
- Ripristino delle agevolazioni sui carburanti, risolvendo con l’UE il problema delle accise sul gasolio
- Soluzione del problema dell’assoggettamento dei fabbricati rurali al tributo di bonifica.
- Approvazione dei decreti sulla tariffa unica per la vendita dell’energia elettrica prodotta da biomasse
GLI SCENARI DELL’AGRICOLTURA TOSCANA
L’agricoltura toscana in questo contesto, risente forse più di altre regioni dei problemi di competitività del settore, per ragioni strutturali sia a livello territoriale che imprenditoriale.
Si registra una caduta verticale dei prezzi alla produzione, dal 10% fino al 40% che investe tutte le principali produzioni agricole toscane:
- Drammatica risulta la crisi della zootecnia
- Nel settore cerealicolo la perdita di redditività ha portato per esempio nel 2009 ad un crollo del 30% delle superfici coltivate
- Il vino e l’olio registrano preoccupanti crisi di mercato con il crollo repentino dei prezzi per il 2009 (30-40%)
- In grave crisi continua ad essere il settore floricolo
- Il comparto vivaistico presenta nel 2009 una caduta della domanda fino al 50%
- Pesante anche la crisi del settore ortofrutticolo con i prezzi di 20 anni fa, mentre i costi sono duplicati.
L’agricoltura italiana e toscana soprattutto ha bisogno di una svolta, in grado di tradurre i suoi punti di forza in fattori di competitività. L’alternativa è tra rilancio dell’agricoltura che deve necessariamente basarsi sul reddito e la competitività, e il suo abbandono, che apre le porte all’espansione della rendita e della speculazione, ma nessuno sembra occuparsi davvero di noi.
La pazienza degli agricoltori è finita.
Gli interventi per l’agricoltura sono stati modesti e di scarsa efficacia per non dire inesistenti. Le tante promesse e i tanti impegni sono stati puntualmente disattesi e manca una politica agraria nazionale. Tanti titoli sulle pagine dei giornali ma zero strategie, zero risorse, aumento dei costi e della burocrazia: non c’è da stare allegri. Eppure noi continuiamo in cuor nostro a sostenere che l’agricoltura avrà un futuro poiché è il pilastro reggente della nostra esistenza, in quanto possiamo fare a meno di telefonini, cellulari “all’ultimo grido”, Suv “astronavali”, computer ecc.., ma non possiamo fare a meno dei prodotti di cui ci nutriamo e che sono tutti frutto della terra. Basterà trovare il modo, il punto di equilibrio e l’agricoltura risorgerà, prosperosa come un tempo.
Riteniamo che l’ultimo attuale governo Berlusconi sia stato totalmente fallimentare per le nostre esigenze, ma a tal punto ribadiamo che nessun governo potrà rappresentarci, se non frutto di una rivolta popolare.
La crisi economica ha stremato le imprese, le famiglie i cittadini.
Le situazioni di crisi giacenti da troppo tempo sui tavoli del Ministero delle attività produttive, in attesa che il “governo del fare” , sono solo la punta dell’iceberg di una situazione nazionale gravissima.
Sono tanti i focolai di crisi, ma si sente parlare sempre troppo poco dell’agricoltura, cioè dei 2 milioni di italiani che (come me) lavorano e vivono nella terra.
Qualcuno potrebbe anche essere indotto a credere che la crisi non ha toccato l’agricoltura. Noi cioè i diretti interessati non siamo dello stesso parere.
Sappiamo bene che l’agricoltore deve recuperare il reddito sul mercato, ma cio rimane fortemente condizionato da un “aggiornamento” robusto delle politiche, delle strategie degli interventi, e dei sostegni che l’amministrazione pubblica metterà a disposizione degli agricoltori..
Noi dobbiamo lavorare per affermare la qualità, la tipicità, la biodiversità, le produzioni di nicchia, la multifunzionalità, la stessa vendita diretta e la filiera corta, e ci stiamo già lavorando, ma dobbiamo continuare in questa direzione. Solo che tutto questo sembra non essere più sufficiente. Dobbiamo sostenere e realizzare processi di aggregazione del prodotto e dei produttori, rafforzare e qualificare le associazioni tra imprese , organizzare e strutturare le filieri produttive, delle nostre principali produzioni: vino, olio, zootecnia, cereali.. Questa deve essere la nuova sfida che va affrontata per dare un futuro alla maggioranza delle nostre imprese agricole. Ed occorrono impegni consistenti delle regione, ma anche del governo, anche se sappiamo che questa è pura utopia.
G.C.
STRAVALE!!!!!